Non avrete il m...'s profileThe picture of Dorian Gr...BlogLists Tools Help

Blog


    Mori.

    MEMENTO

    Fenomeno Badoo.

    Ieri, per curiosità, mi sono iscritta su Badoo, ovvero quel covo di nonsonemmenocomedefinirli, una specie di Tana delle Tigri dei voti.
    Se dai un voto che a loro non piace, ti ammazzano, ti squartano e fanno scempio del tuo corpo spargendo le ceneri in una chiesa sconsacrata. Le ragazze danno voti bassi per il solo gusto di vedere le proprie compagne di sesso derise nella polvere. Gli uomini oscillano tutti tra il marpione allucinante e lo sfigato represso, con qualche persona simil-intelligente.
    Ed ora, nonostante in un giorno la mia media sia salita a 7.18,  voglio che si alzi con me un coro di "sticazzi".
    E mettetemi 1, stronzi! Così non mi sentirò in colpa nel darlo io a voi...anche se in realtà non mi sento in colpa lo stesso.

    Sto per svenire dalla fame, mi sento malissimo...quindi per terminare che si alzi il grido:


    STEEKATZI

    ASD.

    Pensavo che l'avessi imparato...Sevi ha mille risorse, mwahahahah.
    Wow, oggi il mio umore sembra veramente stabile. Chissà se è davvero così. 

    Li ho tradotti tutti! Tutti quanti, ed ora sei nudo di fronte ai miei espedienti.
    Sono stufa di credere-non credere, vedremo l'evoluzione delle cose, ma se le cose stanno così, beh...ho vinto io.
    Una sola parola d'affetto, prima di sprofondare probabilmente nella depressione, noia, routine etc. etc. ...




     
    Non c'è bisogno che ti ripeta cosa provo per te, vero?

    SG.



    Beh, è giunto un momento nel quale non so proprio più cosa pensare. Durante questi nove mesi sono passata dalla speranza, al buio, al timore, e infine al buio di nuovo. Ma ora mi sento costretta a vedere un po' di speranza. Perché? Beh, i motivi sono tanti, SG Wanna Be è uno di questi.
    Maledizione ai fusi orari, coreani bastardi...quando mi dovete aiutare non ci siete mai...vi distruggerò tutti quanti.
    Comunque nonostante tutto sono contenta della piega che hanno preso ultimamente le cose. Non ho più le angosce di dicembre né il peso che mi opprimeva tanto il cuore. Forse perché ci ho fatto l'abitudine, forse perché sono diventata molto più forte ho imparato a convivere con quest'eterna attesa, con questo eterno dubbio.
    Le seghe mentali, ho capito, servono a poco. Peccato che in un certo senso sia costretta a farmele, dato che le risposte mi vengono date per metà o neppure mi vengono date.
    Il problema mio è che sono come San Tommaso, devo vedere per credere. Affidarmi ai miei sentimenti quando la mia mente vacilla a questo modo è un grande errore, e ne sono ben consapevole. Sono stanca, stanca di rimanere in bilico così, ma se dessi retta anche ai miei sensi oltre che a quel che provo probabilmente capirei che non è tutto così nero come lo vedo. Già una volta mi capitò di non recepire messaggi che a detta d'altri risultavano chiarissimi...ora che sono veramente chiarissimi sono io a non volerli vedere. Forse è un modo per autopreservarmi, il dolore fa male (wow, che frasona).
    Scrivo perché mi annoio. Scrivo perché finché mia madre gioca al fisso con Age of Empires io sono costretta a starmene qui di fronte al portatile senza nemmeno poter usare Skype o ascoltarmi qualcosa  che mi và. Sono le dieci, maledizione, sono le dieci e non ho ancora realizzato che domani sino a martedì me ne starò tranquilla a dormire nel mio sacro lettuccio, salvo poi al ritorno farmi scoppiare dalla Mura con il compito di filosofia sul metodo, dalla Masia con la versione, dalla Boero con quello slave di Venerdì e Master Crusoe (è la triste verità, il loro rapporto sm và che è una meraviglia), dalla Biagini con il compito del Segment, da Andrea e Monica con il Fit...insomma, sto esplodendo e non ho manco voglia di finire l'elenco, tanto è lungo e palloso.
    Comunque non voglio mettere assieme tutte queste cose, voglio semplicemente scrivere un po'.
    Potrei dire che ho scoperto una cosa che per certi versi è buona, e per altre un po' meno: la deliberata manifestazione d'amore di qualcuno che non amo mi provoca un fastidio inimmaginabile. :| E' proprio una specie di ripugnanza...però sentire che sono amata da qualcuno mi fa sentire un po' più reale, non sono solo un personaggio sulla carta, una ragazza dai lunghi capelli castano scuro, ondulati, oltre mezza schiena. Non sono una ragazza bassottina, con il viso squadrato e gli occhi vispi e tondi, il naso storto che punta verso sinistra e le labbra disegnate male, un po' fuori asse ed asimmetriche.
    Non sono una ragazza con le mani nervose, veloci e ossute. Non sono una ragazza magra, con il seno grande in proporzione alla sua statura. Non sono niente di tutto questo.
    Se fossi capace di descrivermi veramente, non mi descriverei così sommariamente. Descriverei ogni vena che mi attraversa il dorso della mano, la tensione delle dita che vedo muoversi sulla tastiera in movimenti rapidi che ricordano un po' quelli di un ragno che si dimena bloccato su di una ragnatela. Descriverei le unghie corte, con la matrice alta ed il taglio quadrato.Descriverei ogni linea del mio palmo, la mia linea della vita spezzata a metà. Grande cambiamento, dicono. Secondo me è diverso. Secondo me quel taglio in due significa che metà della mia vità sarà dedicata ad una persona sola. Spero che quella persona se lo meriti, perché la vita che ho è una sola e non posso vivere senza sapere cosa mi accadrà, se sarò condannata a soffrire per una dannatissima vita intera.
    Io non voglio soffrire, ho sofferto abbastanza ed ora voglio la tranquillità, voglio svegliarmi e sorridere, voglio baciare ed essere baciata. Voglio bere alcolici, voglio essere brilla, voglio acuire tutti i miei sensi, uno ad uno, per poi perderli e prendere sonno.
    Per poi piangere, pensando potessi prevedere pianti pietosi. Tutto con la P. Vabbé.
    Credo che se mia madre non mi lascerà il pc andrò a letto, sto crollando nonostante sia tanto presto...e ne sono felice, bello sfinirsi, bello stancarsi...se poi c'è l'adeguato riposo.
    Addio.

    Wow.

    Ho voglia di scrivere, ma non ho la minima idea di cosa scrivere. E probabilmente questo non è un bene.
    Credo che mi ascolterò tutte le canzoni degli Afterhours che hanno un testo ambiguo, come:
     
    Punto G
    Vieni Dentro
    Lasciami leccare l'adrenalina
    Simbiosi
    L'estate
     
    Figo, eh? Se me ne vengono altre in mente me le ascolterò. Magari poi faccio una full immersion into Immanuel.
    Bye.

    Heaven and Hell.

    Quando Gabriel lavorava fino a sera e lei era già rientrata, si metteva a leggere. Non amava leggere i libri per intero, lo faceva soltanto per abitudine. Quel che cercava Magdaleine in un libro era qualcosa di diverso. Sfogliava per ore pagine e pagine alla ricerca di una descrizione, una situazione, anche una sola frase. Se la trovava, e non capitava spesso, ci s'immergeva completamente. Con gli occhi sondava attentamente ogni parola, la studiava con un interesse sorprendente, poi reclinava la testa all'indietro e cominciava ad intorpidirsi cullata da quelle poche righe.

    Cullata forse non era la definizione migliore. Era trasportata, spinta, trascinata nel bene o nel male in quella lettura, affamata di sensazioni di cui si era dimenticata il sapore, impantanata da troppo tempo in una palude ben poco confortevole, a un passo dalla fanghiglia scura.

    E così, dentro quei libri, cercava dolori, gioie, sorprese che avevano perso ogni significato nella vita reale.

    Una sera, al tramonto, Magdaleine sedeva di fronte alla finestra, nel tentativo di sprofondare in una nuova suggestione prima che calasse il sole. Frenetica, girava i fogli con una velocità tale da procurarsi, a volte, dei piccoli tagli sul pollice con i lembi delle pagine.

    Non sapeva neppure che libro fosse, l’aveva tirato fuori da uno scaffale che non controllava spesso, zeppo di tomi polverosi a cui non era stata dedicata più nessuna attenzione.

    Gli ultimi raggi coloravano il volume di rosso scuro e la ragazza aveva quasi perso la speranza di trovare qualcosa che destasse il suo interesse, quando una frase attrasse la sua attenzione. Una frase sola, un periodo breve. Tre parole.

    Magdaleine chiuse con un gesto secco il libro, poggiandolo sul comodino alla sua destra. Si alzò, camminando nervosamente per la stanza, alla ricerca di un oggetto che non riuscì a trovare. Frugò nei cassetti, svuotò scatole e aprì armadi, inutilmente.

    Fuori di sé, in preda alla rabbia, si gettò sul letto con gli occhi sbarrati, e, senza muoversi, rimase con la testa sul cuscino per diverso tempo.

    Il sole era tramontato ormai da parecchio tempo, quando Gabriel varcò la soglia di casa. Magda non si mosse e attese il suo arrivo, chiedendosi quale reazione avrebbe avuto lui, cosa si sarebbe chiesto, se si sarebbe sforzato di capire cosa le era successo.

    Il ragazzo giunse in camera seminudo, con la giacca e la camicia sottobraccio. Se le era appena levate. Alla vista di Magdaleine, lasciò cadere gli abiti e si  avvicinò di corsa a lei. Sapeva che qualcosa non andava, la ragazza giaceva sul letto con gli occhi sbarrati, muta e sorda alle domande che lui le poneva.

    Quelle tre parole continuavano a ronzarle in testa, non era sicura di sapere il perché, ma era atterrita, spaventata, terrorizzata dalla possibilità che quella frase potesse un giorno adattarsi alla sua situazione. Vedeva Gabriel ma non voleva aprir bocca, forse non ci riusciva o forse non voleva. Fu allora che il ragazzo la voltò supina, con il viso rivolto verso il soffitto. Si mise cavalcioni sulla ragazza, accostando le labbra a quelle di lei, socchiuse e aride.

    In un sussurro appena udibile, prima di baciarla, Gabriel le disse tre parole.

    “Eccole”

    Magdaleine sorrise, spostò le mani sulla schiena del ragazzo, lo strinse. Chiudendo gli occhi, abbandonandosi, si lasciò andare ad un ultimo pensiero.

    “E’ calato il sipario, Gabriel. ’Heaven and Hell’ ”

    Niente di niente.



    Bello ascoltarsi i Manowar a ruota libera per ore, ben conscia di non essere riuscita a fare matematica né tantomeno storia. Ma, in fondo, me ne frega tanto quanto. La mia salute mentale viene prima di tutto, e "Violence and Bloodshed" in questo momento mi fa molto meglio che l'equazione di una dannatissima parabola dato un punto e la tangente. Dopo otto ore di lezione praticamente consecutive, il mio cervello chiede venia. Per questo momento me ne sto qui ad ascoltare power metal, con una Fiat Multipla antistress di fronte, cellulare, telefono, fazzoletto, mouse, webcam, mousepad, monitor e CD sparsi.
    Sono stanca, già.
    Ride like the wind, figth proud, my son. You're the Defender!

    Ancora 47 giorni di martirio scolastico, ancora 69 giorni di martirio mentale. Speriamo passino in fretta, perché mi sono decisamente scartavetrata le palle, senza contare che sto sclerando in ogni senso possibile del termine coniato some years ago da non si sa chi per non si sa quale motivo.

    Ma se io scrivessi, ad esempio "Qst vita nn ha + senso, aprirò 1 account su Myspace x parlare dei my problemi e poi mi toglierò la life with a razor listening to My Chemical Romance and writing poems about my sad life", sarei veramente un emo?

    PS

    A quanto pare questo posto esiste sul serio!!!!!11oneone

    Sfogo Decimo nono.

    "La vita è bella!"
    "Perché sei così triste? Su, fammi un sorriso."
    "Pensa ad altro!"
    "Manda tutto all'aria e ricomincia!"

    MA VAFFANCULO

    Sonno.

    Scrivo giusto due righe.
    Oggi mi è capitato di ripensare ad una cosa. E' strano come le cose possano apparire poco articolate dopo molto tempo che è passato, come possano sembrare lontane e ridicole, quando ridicole non erano.
    Il sonno mi ha già raggiunto ed ha in programma di trafiggermi, anche se non so per quale motivo...so solo che trafiggere qui ci sta bene.
    Proverei a scrivere a caso, ma preferisco farmi almeno 10 ore di sonno consecutivo. E' per questo che aspetto la domenica.
    Domenica, domenica, domenica.
    E poi compito d'inglese, di matematica, di filosofia e di storia. Non vedo l'ora...
    Detto questo,mi concedo il mio (im)meritato riposo.
    Buonanotte.

    Ribadire.



    I miss your laugh, I miss your smile,
    I miss everything about you...
    Every second's like a minute,
    Every minute's like a day
    When you're far away...

    Nelle ossa.

    Ha i lombi stanchi la Dea della Sofferenza.
    La Vergine Abbondanza le danza attorno.
    Grigia, la Monotonia passa loro accanto.


    Dormire alle quattro, svegliarsi alle sette.

     

    Ho notato che la mia vita ha preso una piega molto simile a quella di un carcerato. Un riposo disturbato, un risveglio forzato, un'ora d'aria. Non ho più molto da fare né da dire, incatenata in una routine vuota dalla quale non riesco a venir fuori. Stessi gesti, stesse azioni, stessi malumori, niente è lasciato al caso, in un'infinita spirale che ha un'inizio ma non una fine. A dire il vero la fine c'è, ma non si vede, nascosta dalla nebbia di questa vana continuità, che disfa e costruisce, ridisfa e ricostruisce di nuovo, e così via all'infinito.
    Un intervento sterile, direi. Una lamentela inutile, fatta di frasi dette e ridette durante la giornata, una serie di frasi vittimistiche che non cambiano nulla a nessuno, tantomeno a me che le dico.
    Stamane scendevo le scale di casa, ripetendo la parola "routine" ad ogni gradino...grottesco.
    Grottesco perché quando non si trova via d'uscita da un problema si tende a dar la colpa a questo o quel problema pregresso, o magari a qualche schema mentale che "si è formato", così, senza un apparente motivo, oppure una situazione che "sto subendo".
    BALLE.
    E' la volontà la chiave di tutto, la volontà che mi permette di uscire da un problema banale, diffuso, di risoluzione apparentemente impossibile. Perché a volte la chiave ce l'abbiamo tra le mani, ma non riusciamo a stringerla. Così sappiamo che c'è, ma non possiamo usarla. Potremmo prenderla, ma non vogliamo.
    Che circolo vizioso dannato.
     
    UN OPACO NASTRO DI MÖEBIUS.

    Tramonto di raso.


    Muoveva le gambe avanti e indetro come un bambino, seduto su una grande pietra proiettata in avanti su un precipizio. Guardava avanti a sè, senza preoccuparsi della precarietà della posizione, con le braccia distese dietro la schiena e appena tese nello sforzo di reggere il proprio peso. Guardava il sole tramontare da quella posizione privilegiata, di fronte a una distesa infinita di alberi e montagne. All'orizzonte vedeva il mare, ardente come il panorama circostante, incandescente e insanguinato dagli ultimi raggi della sera.
    Il suo viso, le sue mani, i suoi capelli erano infuocati del colore del cielo, bruciati da un sole ormai morente, fonte di calore e profeta di gelo, ultimo barlume di una giornata irreale, scandita, per Gabriel, dai giochi sfuggenti delle luci sulle lenzuola, sugli angoli, sulle tende della sua bella casa vuota.
    Teneva ancora tra i capelli quel bel nastro di raso nero che la mattina aveva provveduto a legarsi stretto alla coda, con quella cura maniacale che sapeva di non potersi permettere in una giornata come quella.
    Le guance calde, umide di lacrime, lampeggiavano delle ultime ceneri dell'astro spento, sopito, spirato sotto la linea dell'orizzonte d'acqua. Gabriel lo vedeva calare sotto le onde, lento e troppo veloce nel contempo, clemente e bastardo, avido di riposo quasi quanto lo era lui.
    Il ragazzo si sfilò il nastro con un gesto fluido. I capelli gli ricaddero sulle spalle, del colore opaco che si immaginava avesse il sole inabissato sul fondo del mare. Si mise in ginocchio lentamente, facendo attenzione a non scivolare dalla roccia, puntando le mani sugli spuntoni per reggersi.
    Con un gesto teatrale si sporse in avanti sul ciglio del precipizio, tese la mano in avanti.
    Lo perse immediatamente di vista, il raso nero riflettè per un attimo il colore torbido del cielo sovrastante e cadde lento.
    "Era stanco anche lui", si ritrovò a pensare. In ginocchio, le mani giunte e i capelli sciolti, si mise, per la prima volta nella sua vita, a pregare.

    Mwahah.



    Apro una piccola parentesi su questo blog perché su Sans Merci non mi và di aprire parentesi così futili. Ovviamente quest'intervento vuole riferirsi alle Keywords con cui i poveri avventori giungono al mio blog. Ovviamente, essendo il blog più intimista e cupo della storia della terra, le parole cercate sono tutt'altro che allegre: si passa a un canonico "La Belle Dame Sans Merci", di cui non mi stupisco, a "  Comme d'autres par la tendresse,   Sur ta vie et sur ta jeunesse", frase della quale ovviamente non mi fregio (essendo peraltro di Baudelaire :| anche se avrei voluto scriverla io). Passiamo poi a "ferma spenta morta", che mi riassume totalmente :| forse era qualcuno che mi cercava ma non sapeva come trovarmi...e così ha scritto qualcosa che mi si avvicinava (non sono seria, detto per tutte le persone con un quoziente inferiore a un rotolo di nastro adesivo). Ma la più bella, la più pucciosa oserei dire, Keyword che per ora mi sia capitata è "Ragazza Perversa". Non voglio sapere cosa cercasse l'ominide che ha cliccato sul mio blog alle 08:14:56 del 16/04/2007...non lo voglio proprio sapere. O forse sì, ma non importa :| tanto non credo che abbia trovato quello che cercava. Ma che peccato.

    Vabbé, lo ammetto, sono perversa, mwahahahah. Fine della perversione.

    PS
    E' un'alba o un tramonto questo?  Facciamo 50 e 50.

    Ricordi e morti.

    Parlare di chi è morto fa un'effetto molto strano. Parlare di quel che ha fatto un morto in vita è ancora più strano.
    Ma, soprattutto, è impressionante quella donna aggrappata alla ringhiera della casa affianco. Immobile, cazzo!
    Secondo me le cose sono due: o sta aspettando qualcuno, o è morta.

    Sonate.



    Senza parlare, si gettò tra le braccia di Vincent, spogliandolo con foga innaturale, mordendogli il collo quasi
    fosse diventata un vampiro, mordendolo sino a farlo sanguinare.


    Il sangue della ragazza, chiaro e denso, si riversò a fiotti sui tasti color avorio della bella Heloise. Magda, spinta in avanti dalla foga del suo assassino, batté la testa all’altezza della partitura che leggeva poco prima, già macchiata di sangue. Il seno della ragazza premeva la fila di tasti, che emise un accordo basso, sinistro e prolungato.

    Man of the Street.


    Dedicato a Man of the Street.


    Entrambi stiamo passando un periodo difficile. Un periodo di merda che di passare non ha la minima intenzione. Cosa possiamo fare in questa situazione, dobbiamo continuare a soffrire passivamente, a leccarci le ferite? Mi dici a cosa serve, per cortesia, Man of the Street?
    Inutile riversare la nostra rabbia sugli altri, ci siamo noi e noi soltanto, e solo noi possiamo risolvere i nostri problemi, even if it's a person who created this problem.
    Basta cambiar pagina.
    Però, Man of the Street, ti capisco. Chi è lo stupido che la volterebbe? Non noi di sicuro. Restiamocene qui, allora, in questa palude sterile di ricordi, a pensare a quel che è stato e quel che non è stato, sperando che qualcuno ci salvi.

    Io sto affondando, e tu?


    Voglio diventare un sindaco molisano.

    Premetto che questo intervento non ha alcun senso. Ho sonno, non ho studiato praticamente nulla per la Farris e la mia lucidità mentale ha deciso di andarsene a puttane con la creatività di Valayria, credo si troveranno bene assieme.
    Beh, cosa posso dire, ho una gran voglia di scrivere senza impegnarmi a pensare se quel che scrivo abbia un senso, ma non ho neppure voglia di fare di quei lunghi monologhi in Trance, dondolarmi nella sedia è troppo pesante in questo momento, son stanca e non voglio cimentarmi in un impresa simile. Senza contare che non so cosa uscirebbe oggi da uno scritto simile, meglio non approfondire e restare in questo stato di semi-incoscienza o semi-coscienza che dir si voglia.
    Mi sono ufficialmente rotta i coglioni di pensare a qualsiasi cosa, sono giunta alla conclusione che pensare è deleterio al mio sistema nervoso e debbo cercare di non pensare...ecco, ci pensa Marco che mi passa il suono di un halfling impazzito che urla come un bambino stonato stile Zecchino D'Oro per non udenti. Vi metterei il link, ma non voglio distruggere le vostre capacità mentali più di quanto non lo siano già.
    Ecco, euforia immotivata terminata. Alle 20.49 il mio umore cala sotto i piedi e comincia a venirmi l'ansia, o almeno credo. Di solito questo è l'effetto di merda che mi sta facendo ultimamente. Mi sa che mi appenderò a un lampione di fronte alla fiera campionaria e mi lascerò penzolare, tanto non ho un cazzo da fare tutti i giorni. Sembra che mi stiano prendendo a martellate lo stomaco, porca eva, adesso faccio una strage, giuro. Credo che cambierò nazionalità e mi trasferirò in Mali, nella ridente località di Bamako, nella quale i più feroci esemplari di zanzara tigre vengono rinchiusi in un oasi protetta all'interno dell'unico Hotel della città.
    E ora scusate, ma ho un impegno con una piscina di acido che mi attende.

    Molto che è salvata.

    AGLI SGOCCIOLI
    3/4


    Stanca.

    Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca. Stanca.