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La teoria del complotto in 10 domande.
Voi che dormite nei vostri letti, che rientrate dal lavoro con la valigetta in mano, che guardate la televisione con disinteresse, che preparate la cena per la vostra famiglia, vi siete mai chiesti se siete effettivamente al sicuro? 1. Chi sono?
2. Perché sono tra noi? Accennavamo un attimo fa ad Aldebaran, una stella ormai fredda situata ad oltre 65 anni luce di distanza. A causa del raffreddamento progressivo della stella, i Ragel sono stati costretti ad abbandonare il loro pianeta natale: la gelatina della quale sono composti, infatti, congela immediatamente a temperature inferiori ai 3 gradi Fahrenheit. Dovevano fuggire in un sistema solare che si consentisse alle loro funzioni vitali di funzionare a pieno regime. Quale migliore condizione di quella terrestre? 3. Come sono arrivati sulla Terra? Dopo complicati calcoli e decine di esperimenti falliti, il popolo delle stelle riuscì a mettere in pratica un'invenzione che consentì loro di raggiungere la terra in meno di 70 anni: il cosiddetto RIOF (Ragelian Instant Optical Fiber), ossia un metodo che permetteva alle imbarcazioni intergalattiche di muoversi per rifrazione attraverso enormi cavi a fibre ottiche. Questo metodo, infatti, consentiva ai Ragel di muoversi alla velocità della luce. I cavi venivano creati istantaneamente attraverso raffreddamento e manipolazione atomica, una disciplina nella quale i terrestri non sono ancora a tal punto istruiti. In breve tempo la popolazione dei Ragel si trasferì nel nostro pianeta: è dalla metà dell'800, infatti, che sul suolo mondiale si registrano avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Era il 1929 quando tutte le navi toccarono finalmente il suolo terrestre. 4. Sono una minaccia? I Ragel non hanno intenzioni ostili nei nostri confronti, nonostante i loro propositi alieni di conquista del mondo sembrino fuorviarci. Alla vista della grettezza umana, però, essi non poterono che provare disgusto. Giudicandoci malvagi, decisero semplicemente di eliminare completamente la nostra razza dalla faccia della terra. Secondo i loro ragionamenti superiori, infatti, la nostra attitudine al male non può che essere soppressa con la forza. Non che abbiano qualcosa contro gli esseri umani, no, sono semplicemente amanti del bene supremo. Per rispondere alla domanda "sono una minaccia?" è dunque necessario specificare che essi costituiscono una minaccia solo nei nostri confronti e non verso il mondo intero, al quale invece restituiscono piena dignità di Natura. 5. Come si nascondono tra noi? Come già accennato prima, i Ragel hanno un'accattivante e tronfia somiglianza a dei cespugli di more. Ovviamente questa forma non è congeniale per mimetizzarsi nel mondo moderno (eccezion fatta per i campi di more), e quindi essi devono fare uso ancora una volta della loro tecnologia aliena. Per merito di un sistema detto Ragelian Mimetic Style, più comunemente detto "stampino", gli extraterrestri sono in grado di prendere la forma del calco: con l'aiuto di abiti umani e semplici costumi in lattice essi sono capaci di confondersi perfettamente in mezzo ad una moltitudine di esseri umani. E' così che sono entrati a far parte delle fila del governo mondiale. Il primo esperimento Rageliano ad avere pieno successo fu la creazione del prototipo MLK01: in altre parole, Martin Luther King. 6. Che prove ci sono su Martin Luther King?
7. Quali sono i Ragel più vicini a noi?
1 8. Come vogliono eliminarci? Dopo la rottura col pianeta Terra a seguito dell'omicidio di MLK01, i Regel decisero di attuare un piano di distruzione mondiale che apparisse totalmente insospettabile agli occhi delle popolazioni native. Guerra e cibo divennero le due armi di distruzione di massa degli affascinanti cespugli di more. La guerra in Vietnam e quella del Golfo sono degli esempi tangibili della mano Rageliana negli accordi internazionali. Gli "stampinati" Ho Chi Min, Ngo Dinh Diem e Dwight Eisenhower, di comune accordo, decisero di mettere in piedi una guerra che avrebbe dato impulso dalla prima fase dello sterminio mondiale. La quasi totalità dei conflitti attuali è trainata dal sogno dei Regel di vedere il pianeta finalmente libero dalla gretta umanità. 9. Come combatterli?
10. Chi sono io? Mi conoscete da tempo: alcuni mi odiano, altri mi stimano e per altri ancora sono indifferente. Ma c'è una cosa che non sapete. E' dal lontano 1889 che vivo su questa Terra. In questi anni ho avuto il tempo di occuparmi di diverse situazioni: fondai, nel 1922, l'URSS (Unione Rageliani Socialisti Sovietici), tentativo andato a buon fine di ridurre in schiavitù gran parte del mondo civilizzato; fui fondatrice di RDS (Ragel Dimensione Suono); canto nei Modena City Ragel e nei My Chemical Ragel; last but not the least, ho diffuso il gel su larga scala, ricavandolo dai compagni Ragel morti nel tentativo di distruggere la vostra dannata razza. Lucy in the sky with diamonds.Sono stanca, gli occhi mi si chiudono, ma mi piace starli a sentire. Cantano e suonano, la luce delle candele e delle braci del camino accompagnano tutte quelle canzoni che ho sentito mille volte e che continuano a farmi salire le lacrime agli occhi. Major Tom, Life on Mars, Sultans of Swing. Non so perché mi facciano quest'effetto, non so se dire se siano bellissime per l'effetto che mi procurano oppure che non lo siano affatto per lo stesso motivo. Mio padre va via prima di Romeo and Juliet, strano. Forse vuole raggiungerla per farle compagnia. Cazzo, ecco i momenti in cui divento schifosamente sentimentale. Volete vedermi? Eccoli, tutti per voi. Ma basta, è terminato il tempo. Finito. Visions of New York.(Voyeur)Ho comprato un attico a New York. E' costoso, ma non tanto bello. Mi piace guardarli, probabilmente loro sanno che io sono seduto di fronte ai vetri e li guardo. Tra le labbra ho una Philip Morris, nelle mani a coppa guardo il Martini versato in quel lungo bicchiere. Sono a New York, penso. Come tutti i Newyorkesi osservo le vite degli altri tra un disco lounge e un Martini Dry. Mi alzo, rispondo al telefono che squilla da quasi un minuto. Prima di sollevare la cornetta so già di chi si tratta: l'uomo e la donna di fronte, l'oggetto dei miei occhi socchiusi, unica fantasia della mia mezzanotte. L'uomo mi dà del voyeur. Lo so, rispondo. Nessuna emozione fuori dal comune. Solo un attimo di tensione, il momento che precede la frase di commiato dell'amante. Continua pure, mi dice. Mi risiedo per terra, è già l'una del mattino. Con le labbra bagnate di Martini e la Philip Morris tra le mani, con la musica lounge e le luci dei lampioni venticinque metri sotto di me, sorrido. Sono New York. A letter to Mem(?)
Eh sì, scrivo liberamente per me stessa, non rileggo quel che scrivo e lascio a voi il peso della lettura. Forse la noia vi ha già preso dalla prima riga, com'è normale che sia. Assolutamente non mi prenderei mai la briga di leggere un post di un altro senza né capo né coda come questo. Ma c'è chi lo fa, chi si perde magari in dissertazioni e studia ogni periodo e ogni verbo. Ma non è così, quella son io, che lavoro su ogni minimo sintomo di pazzia. Son io, che amo l'anafora anche nella prosa. Ma chi dice che questa sia prosa? Non ha le caratteristiche, non ha un filo logico. Cosa differenzia la prosa dalla poesia, la sanità dalla pazzia? Quel che faccio non lo faccio perché se lo facessi sarei pazza. QUel che non faccio è repressione ma mostra comunque la mia non pazzia. La mostra, la nasconde, poco cambia. Ma è inutile che mi illuda, la pazzia non è una mia peculiarità, sono costretta a naufragare in questo sapido mare di normalità, di regolarità, di cronometri e di fatti, di pensieri ticchettanti come immensi orologi alle mie spalle. Tic, tac, lo sento. Ma so riconoscerlo. Il sottile mondo della pazzia è a me precluso, nascosto nelle mura dell'encefalo che ospita la mia anima e il mio impulso a vivere. C'è, lo vedo, ma non lo tocco. C'è il mondo degli omicidi, quello dei traditori, quello dei ventriloqui e dei musicanti. Vedo scene di lotta, danze rituali, urla inconsulte. Le vedo ma non ci sono, le voglio ma non posso averle. E sono lì, ad un passo dalla normalità, a un dito dalla mia capacità di scindere realtà e illusione. Successo ed insuccesso, guardate di che son capace. Avete costruito un muro che vi separa dalla coltre di nebbia colorata al di là della vostra comprensione. E volete sapere una cosa? Dico, la volete sapere? Non esiste. Il muro non c'è, svanito. La coltre l'ha divorato, o non c'è mai stato? Siete sicuri di esser dalla parte giusta, o piuttosto vi siete barricati dalla parte sbagliata? Non vedete la nebbiolina colorata aleggiare sopra le vostre stantie convinzioni regolari? Se non le vedete voi, le vedo io, Vate e Ispiratore della Malattia. Lilith, forse. Perché la simbologia non è uno scherzo, non è una cosa da pazzi. Nossignore, siete di fronte a colei che agisce ma non agisce, pensa ma reprime, nasconde ma mostra, sparla e ridice. Una Sfinge senza Enigmi, un Edipo suicida, un alibi smascherato ed un impiccato all'albero di Giuda. Ecco, conoscetemi, non c'è bisogno di mettermi alla prova. Lasciate da parte le associazioni mentali libere, le comando a mio piacimento. Questa sono io, intrappolata tra l'orizzonte della comprensione e l'abisso della florida foresta di frecce avvelenate. Non mi avrete, ladri di immagini, manipolatori dei venti. Le temps passent, you know. E nulla sarà più conclusivo del momento in cui deciderò di uccidervi. Ma nella mia mente, come sempre. Agisco ma non agisco. So ma ignoro. Il responsabile della pazzia chiude gli occhi e si tappa le orecchie, si stanca nel cercare una soluzione ma cede, cade sulle ginocchia ansante, accecato dal nuovo trauma della moltitudine. Un amore malsano per i fiori colorati, colorati come la gola di un morto affogato, begli Iris del color del vetro. Animate le vostre mani in un miracolo di salvezza, proteggetevi dietro il nero manto del fiore sbocciato di notte. E quando si spengono le luci, inizia una danza tremebonda nel quale la confusione e l'ambiguità rientrano ed escono dalla luce, come la cruna di un ago passano e ripassano avanti e indietro, sino al momento in cui la trama verrà sciolta ancora. Io non capisco, ma forse voi sì. Siete il mio amore più terribile e la mia gioia meno rovinosa, siete il mio affetto più caro e l'indifferenza più marcia. Ed essere vivi non è mai stato tanto leggero e tanto pesante. Non rileggerò queste parole. Ma non c'è dentro niente. Nero.Certamente capite, certamente avete idea di ciò di cui parlo. Sapete come raggiungere ogni recondito angolo della mente, siete in grado di penetrarmi il petto con le mani e pompare voi stessi il mio cuore. Avete il potere di regalarmi angoscia con un sorriso, l'odio con l'amore. Rimarrò da sola,nuovamente sola.
"Bello come l'Arcangelo del mio nome". Gabriele D'Annunzio ( le cui iniziali, G D'A, possono stare sia per il suo nome e sia per quello di Gigi D'Alessio e Gigi D'Agostino) Non sono mai stata sola. Ho sempre avuto decine di scappatoie per evitare di pormi questa domanda - sempre che me la sia mai posta. Ora è giunto il problema di farsi delle domande diverse dalle solite paranoie, non prenderemo la nave perché non finirai di cantare in tempo. Alle 8 e mezzo sarà già salpata, e non avrò fatto in tempo neanche a preparare la borsa. Tu non potrai preparar la tua. Nessuno si muoverà da questo lembo di terra, la vecchia nonna mi parlerà di una copertina rilegata su un'altra, impossibile capire cosa c'era sotto. Ma tu quel biglietto dell'autobus lo vedi, 1940 c'è scritto. Quasi settant'anni, un libro e un viaggio. E poi cammini nelle fogne, tra i muri fetidi coperti di melma, cammini per arrivare a casa, c'è ancora tempo per salvare la serata. Ma sai che non sarà così. E' la terza volta che piove, o forse la seconda, ma è tutto collegato, una cosa appresso all'altra. Tre momenti: La risoluzione, La pioggia, Il canto. La pioggia e il canto mi impediscono di salvare, di arrivare in quela cala ai piedi di una collina bruna, quella collina costeggiata dalla strada di cui lessi tanti anni addietro. Ed era in seconda persona. Dio, quanto mi coinvolgeva, mi coinvolgeva sino al deliquio, sino al completo disfacimento della persona. Mi disfacevo ed entravo in quel corpo dagli occhi grandi, i capelli corti e rossicci. Mi immergevo in lui e camminavo, seguivo la scia di neve. Convinta di trovarvi un' animale, mi stupii quando la mia vista intravide un gigante. Un gigante forse, ma forse ero io ad essere il nano. Non sono mai stata sola. Semmai lo siete voi, che senza bastone crollate. Voi, che senza bastone strisciate sul pavimento e non riuscite ad abbassare neppure la maniglia della stanza che separa il vostro disinteresse dall'interesse che il mondo intero vi regala. Siete stanchi? Niente è meglio del riposo, specie se nel Giorno del Riposo. Dedicato a Vale. Inspired by Kuje. ![]() |
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